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Aforismi von Bruno Cancellieri über Felicità
Felicità

Recensione di Luigi Anepeta

35 Zitate gefunden  
Felicità = reciprocità.
Felicità = buone relazioni.
Per essere felici, basta credere di esserlo.
Per essere felici occorre immaginare di esserlo.
La felicità non esiste, ma esistono momenti felici.
Felicità = utilità reciproca e reciproco desiderio.
Felicità = desiderio reciproco, senza obblighi né divieti.
La felicità è spesso un'illusione, ma l'infelicità una realtà.
Una felicità presente ci fa dimenticare tante infelicità passate.
La felicità è fatta anche di dolori calanti, di resistenze cedenti.
Felicità è interagire abitualmente con gli altri in modo soddisfacente.
La felicità può essere basata sulla speranza o illusione di una futura felicità.
La felicità di un individuo dipende molto da come esso si sente trattato dagli altri.
La felicità non è la libertà dai bisogni, ma la possibilità di soddisfarli ogni giorno.
Per raggiungere la felicità bisogna rinunciare a qualcosa e a volte il prezzo è troppo alto.
Chi vuole insegnare agli altri come essere felici, deve prima di tutto dimostrare di esserlo.
Sarebbe terribile scoprire che le uniche cose ci possono far felici sono inaccettabili per gli altri.
La conoscenza della verità non rende necessariamente felici, perché la felicità è spesso basata sull'illusione.
Si può essere felici senza almeno la speranza o l'illusione di una relazione d'amore con qualche persona o divinità?
Felicità è il sentimento che provi mentre stai interagendo in un modo che ritieni buono e giusto per te e per gli altri.
La felicità dipende soprattutto dalla fortuna. Non comprendere e non accettare questa semplice verità ci rende ancora più infelici.
Felicità è interagire con le persone e le cose giuste al momento giusto e nel modo giusto, ovvero soddisfacente per tutti gli interattori.
La conoscenza, la cultura, l'istruzione non ci rendono felici né ci portano al successo, ma ci aiutano a capire perché non siamo felici né abbiamo successo.
La felicità: per alcuni arriva inaspettata, per altri arriva dopo terribili fatiche, per altri ancora non arriva mai. Anche perché non è chiaro cosa sia e da cosa dipenda.
L'uomo passa la vita a imparare e disimparare la logica della felicità, ovvero quali situazioni, pensieri e comportamenti aumentano il suo grado di felicità e quali lo diminuiscono.
Il Natale è una promessa di felicità, di fraternità, di comunità, di pace e di regali. A parte i regali ai bambini, normalmente la promessa non viene mantenuta e dal giorno dopo tutto torna come prima.
Ricetta della felicità.
La felicità è possibile
e la ricetta è questa:
liberarsi e liberare,
capire ed esser capiti,
amare ed essere amati,
comunicare e cooperare,
e insieme giocare col caso.
Non solo gli umani desiderano essere felici, ma ancor più desiderano apparire tali, perché l'apparenza della felicità è uno status symbol rispettabile e mostrarsi infelici un segno di fallimento. Infatti nessuno dà credito ad un infelice o ne segue i consigli.
Se fai x sarai felice.
Se fai y sarai infelice.
Se non fai j sarai felice.
Se non fai k sarai infelice.
A volte x, y, j e k sono la stessa cosa e in tali casi si determina ciò che Gregory Bateson chiamava "doppio vincolo", ovvero un fattore della schizofrenia.
Ciò che conta per la felicità non è chi ha ragione e chi torto, le posizioni nelle gerarchie, il possesso di beni e privilegi o la conformità a certi modelli di pensiero e di comportamento, ma la reciprocità, ovvero l'utilità, l'aiuto e il desiderio reciproci tra esseri viventi.
A che ci serve la scienza se non ci aiuta ad essere felici? Ci aiuta a fuggire da ciò che ci fa paura, a dominare gli altri, a combattere l'ignoranza, ad evitare i pericoli e le malattie, a lavorare di meno, ecc. ma non ad essere felici. Abbiamo bisogno di una scienza della felicità.
La maggior parte delle ricette di felicità e serenità che troviamo nel supermercato delle religioni, filosofie, ideologie e pseudoscienze offrono cure palliative che non risolvono il problema principale di ogni essere umano, che è quello di avere interazioni mutuamente soddisfacenti con altri umani.
La capacità di migliorare consapevolmente le proprie risposte cognitivo-emotive agli stimoli esterni e interni è la qualità umana di più alto valore per la conquista della felicità, ovvero per il mantenimento di buone relazioni con gli altri e con la natura, e per la ricorsiva soddisfazione dei propri bisogni primari.
Quando ero bambino nessuno sentiva la mancanza di uno smartphone, nessuno ne aveva bisogno, e a nessuno veniva in mente che uno smartphone potesse renderci più felici o alleviare le nostre sofferenze. E così è stato. Infatti lo smartphone, in generale, non ci ha reso più felici né ha alleviato le nostre sofferenze anche se ha facilitato la soluzione di qualche problema.
Uno degli aspetti più assurdi dell'infelicità umana è che essa è oggetto di vergogna, poiché tanto meno una persona si dimostra felice, tanto più è considerata malata o incapace ("looser") e quindi emarginata. Questo ci induce a nascondere la nostra infelicità, fino a rimuoverla nell'inconscio. Ci si può perfino illudere di essere felici per timore dell'emarginazione, o negare che si possa essere più felici di quanto uno sia.
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